Schema di carico: il mosaico che tiene fino a destinazione (e quello che crolla in magazzino)
Il pallet più bello da vedere non è detto che sia quello che arriva intero. Ne ho visti uscire dalla linea perfetti, fotografabili, e ritrovarli in magazzino inclinati di dieci gradi dopo un solo viaggio in transpallet. Lo schema di carico si giudica lì, a destinazione, non sotto la pinza del robot. Chi progetta il mosaico di solito parte da un obiettivo solo: farci stare il massimo numero di colli per strato. È comprensibile, perché ogni collo in più per strato si moltiplica per gli strati e per i pallet di un anno. Ma un pallet EUR da 1200×800 non è un problema di incastri geometrici: è un problema di stabilità, di resistenza alla compressione e di attrito tra scatole. Se il programma del pallettizzatore ottimizza solo il riempimento, sta facendo metà del lavoro. Le due filosofie, e il compromesso Lo schema a colonna allinea i colli strato su strato, spigolo su spigolo. È quello che sfrutta meglio la resistenza alla compressione del cartone: il carico viaggia dritto verso il basso...

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